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5 esempi di rebranding aziendale efficace

Il mondo è in costante evoluzione. Tutto intorno a noi muta con ritmi che si fanno sempre più rapidi e incalzanti. In un contesto simile, qualsiasi azienda desiderosa di fronteggiare con prontezza le richieste di una società in continuo movimento deve inevitabilmente dimostrarsi flessibile, adeguandosi ai gusti e alle percezioni dei consumatori.

Non c’è nulla di più sbagliato, infatti, di credere che fare sempre la stessa cosa conduca ai medesimi risultati a prescindere dalle situazioni e dai momenti. Adattarsi al cambiamento è un imperativo irrinunciabile per un’impresa che vuole mantenersi competitiva nel tempo e il rebranding rappresenta uno dei mezzi di cui ci si può avvalere per suscitare rinnovata fiducia nei clienti.

In questo articolo scopriremo cosa vuol dire fare rebranding. Conosceremo gli aspetti più rilevanti da perseguire in questa strategia. Scopriremo infine alcuni noti esempi di rebranding aziendale efficace.

 

 

Sommario dell’articolo:

 

5 esempi di rebranding aziendale efficace 

Cosa vuol dire fare rebranding  

Differenza fra restyling e rebrand  

Rebranding: esempi di successo  

  1. Slogan che fanno la “differenza” 
  2. Svolte “salutari” 
  3. Rebranding di un prodotto: la Special Edition 
  4. Questione di caratteri 
  5. Nomi che cambiano 

Dielle Building: specialisti del rebranding aziendale efficace 

 

 

Cosa vuol dire fare rebranding

 

Partiamo dall’ABC. Con il termine “Brand” o “marca” si indica l’ampio ventaglio di elementi che, combinati insieme, costituiscono il tratto distintivo, unico e irripetibile di un’azienda, rendendola distinguibile agli occhi dei clienti finali rispetto ai competitor. Il Brand include aspetti comunicativi e non solo, quali il nome, il logo, lo slogan ma anche la storia e la reputazione dell’impresa. Volendo riassumere il concetto in poche parole, il Brand rappresenta l’identità dell’azienda sul mercato.

Il rebranding è un’azione di marketing finalizzata a rivitalizzare, migliorare e riposizionare un Brand già esistente, attraverso la costruzione di una nuova o rinnovata immagine aziendale.

Il processo di rinnovamento avviene mettendo in atto modifiche spesso sostanziali riguardanti aspetti che appaiono evidenti al consumatore. Così facendo, si permette all’azienda, ai suoi prodotti o ai suoi servizi, di proporsi sul mercato in modo competitivo.

 

Nella strategia di rebranding si possono percorrere due strade distinte:

  • Un rebranding evolutivo, ovvero graduale e misurato, al punto da risultare in taluni casi pressoché impercettibile all’esterno;
  • Un rebranding rivoluzionario, contraddistinto cioè da cambiamenti decisi e radicali, dal forte impatto verso il mondo esteriore.

Per poter comprendere appieno cosa vuol dire fare rebranding, occorre però tenere presente una nozione essenziale: la differenza tra restyling e rebrand. Conosciamola insieme.

 

Differenza fra restyling e rebrand

 

Attenzione a non confondersi! L’attività di rebranding non è un semplice restyling del logo o della grafica aziendale. Il rebranding è un vero e proprio percorso, da imboccare quando un’impresa mira a valorizzare le sue innate caratteristiche rendendole però al passo con i tempi e proiettandole verso nuove prospettive.

 

La differenza fra restyling e rebrand è quindi considerevole. Per l’esattezza, possiamo rilevare che:

  • Il restyling è un’operazione volta a rinfrescare l’identità visuale di un Brand esistente. Questo processo comporta essenzialmente il coinvolgimento di professionisti della grafica;
  • Il rebranding è un’azione di marketing strategico finalizzata a ricostruire le percezioni che si hanno su un’azienda e sui suoi relativi prodotti e/o servizi. Non a caso, nell’attività di rebranding viene coinvolta una pluralità di figure professionali che spaziano dagli analisti impegnati a sviluppare l’analisi di mercato e aziendale, passando per il Project Manager responsabile di coordinare tutti i soggetti coinvolti, fino al Brand Strategist la cui funzione consiste nell’identificare la strategia di riposizionamento, impostandone i vari step.

 

Un’operazione di rebranding perciò è qualcosa di decisamente più profondo che agisce nel cuore stesso della marca. È il tipo di intervento da effettuare, per esempio, quando:

  • L’azienda si è ampliata, aprendosi verso nuovi mercati, o ha cambiato completamente settore merceologico;
  • I servizi e i prodotti proposti sono profondamente mutati nel corso degli anni;
  • Il target di riferimento è variato. Si può pensare ai tanti Brand che hanno dovuto approcciare il nuovo pubblico dei Millenials;
  • I trend hanno subito grandi cambiamenti rispetto al passato;
  • Sono stati introdotti nuovi prodotti e/o servizi;
  • È in atto una fusione con un’altra impresa;
  • L’azienda è semplicemente “invecchiata” e deve adattarsi alle nuove modalità comunicative, come i canali social;
  • La reputazione del Brand deve essere rilanciata.

 

Rebranding: esempi di successo

 

Chiarita la differenza fra restyling e rebrand, addentriamoci nel vero nocciolo della questione. Se il rebranding è un percorso di cambiamento, come possiamo affrontarlo? Ecco cinque esempi di rebranding dai quali abbiamo molto da imparare.

 

1.   Slogan che fanno la “differenza”

 

Parlando di esempi di rebranding di successo è impossibile non citare Apple, uno tra i Brand più innovativi e popolari. Nel corso della sua proficua attività, l’azienda di Cupertino si è fatta promotrice di strategie di rebranding in più di un’occasione.

Una delle più note è legata allo slogan che l’ha resa famosa in ogni angolo del mondo. Correva l’anno 1997. Dopo dodici anni di assenza, Steve Jobs era da poco rientrato a far parte dell’azienda da lui stesso co-fondata nel 1976 insieme all’ingegnere elettronico Ronald Wayne. A quei tempi, la Apple era quasi alla rovina. Jobs decise che era necessario dare una svolta al Brand, facendo conoscere il suo valore aggiunto, il tratto distintivo e “rivoluzionario” dei suoi dispositivi rispetto agli altri competitor disponibili sul mercato.

Nacque allora il noto slogan Think Different. Ideato dall’agenzia pubblicitaria TBWA Chiat Day di Los Angeles, lo slogan venne utilizzato per accompagnare lo spot pubblicitario “The Crazy Ones”. Nel video comparivano varie celebrità storiche. Da Einstein a Martin Luther King, da Gandhi a John Lennon. Personaggi geniali, contraddistinti da un tratto comune: la loro capacità di “pensare fuori dagli schemi”. Quello stesso “Think Different” che, secondo il pensiero di Jobs, era perfettamente in linea con la filosofia di Apple, dei suoi consumatori e dei possibili fruitori futuri.

Un messaggio impattante che non solo ha contribuito al successo planetario dell’azienda statunitense, ma che resta uno dei più emblematici esempi di rebranding della storia.

 

Apple logo "Think Different"

 

2.   Svolte “salutari”  

 

McDonald’s ci offre uno tra i migliori esempi di rebranding degli ultimi decenni. Alla fine del secolo scorso, la celebre catena di ristoranti fast food ha dovuto modificare la sua strategia imprenditoriale per cancellare la pessima immagine del Brand diffusasi tra i consumatori: quella di un luogo sporco e con cibo poco salutare. A contribuire alla cattiva reputazione di McDonald’s era stato anche il documentario anti-fast food “Super Size Me”.

La strategia di rebranding seguita da McDonald’s per l’occasione è stata semplice quanto efficace. Innanzitutto, l’azienda ha deciso di iniziare a utilizzare il verde, tonalità eco-friendly per eccellenza, come colore base per la sua veste grafica, logo incluso. Il rebranding ha riguardato anche l’offerta alimentare che si è ampliata con cibi freschi e più salutari, come l’insalata. Non è infine mancato un refresh nell’arredamento e nell’estetica dei locali. Il tutto per trasmettere un’immagine di maggiore eleganza, pulizia e salubrità.

 

3.   Rebranding di un prodotto: la Special Edition

 

Dal Messico proviene invece un suggestivo caso di rebranding di un prodotto. Nel settembre del 2017, Corona, la nota birra messicana del birrificio Cerveceria Modelo, ha deciso di rendere omaggio al paese che l’ha vista nascere. L’azienda ha perciò ideato una Special Edition del rinomato prodotto, modificando il nome da “Corona Extra” a “México Extra”.

Nel mercato locale sono state immesse 30 milioni di lattine da 355 millilitri ciascuna. Come puntualizzato dall’azienda, scopo dell’edizione speciale è stato di evidenziare l’orgoglio per la birra Corona di essere un prodotto interamente creato da mani messicane. Una qualità da cui, a detta della Cerveceria Modelo, deriverebbe il successo planetario della bevanda.

Ma l’iniziativa non si è fermata qui. A pochi giorni dal lancio della birra in Special Edition, per l’esattezza il 19 settembre dello stesso anno, il Messico centrale è stato colpito da un devastante sisma. Per dimostrare il proprio sostegno alle comunità coinvolte, il birrificio ha deciso di donare i ricavi derivanti dalla vendita di tre milioni di lattine di “México Extra” come aiuto per la ricostruzione. Un esempio di rebranding aziendale efficace che si fonde con la solidarietà.

 

4.   Questione di caratteri

 

Nel mondo si possono contare centinaia di esempi di rebranding che riguardano i loghi aziendali. Vogliamo tuttavia soffermarci sull’iniziativa intrapresa da una tra le più amate piattaforme del World Wide Web. Stiamo parlando di YouTube, un vero colosso che con oltre 1,9 miliardi di utenti mensili e più di un miliardo di ore di video guardate quotidianamente, costituisce il terzo canale web più visitato a livello globale dopo Google e Facebook.

Nel 2017 YouTube ha deciso di modificare il suo logo, creando il carattere YouTube Sans. L’elemento distintivo è una maggiore rotondità che favorisce la leggibilità, pur mantenendo l’essenza della grafica iniziale. La parola “Tube” è stata inoltre estratta dalla precedente icona di colore rosso per essere unita alla parola “You”, formando così un termine unico. Di fronte alla parola “YouTube” è stato infine aggiunto un player. Siamo di fronte a un risultato di rebranding semplice ma certamente accattivante sul fronte dell’estetica e della usabilità.

 

5.   Nomi che cambiano

 

Recentissima è anche l’operazione di rebranding effettuata dall’azienda Dunkin’ Brands Inc. Ci riferiamo nello specifico al “prodotto” Dunkin’ Donuts, la più grande catena mondiale di alimenti da forno e caffè, che conta più di 11.300 ristoranti disseminati in ogni angolo del pianeta. Sul finire di settembre del 2018, la marca ha annunciato un’importante novità. Pur continuando a vendere le gustose ciambelle conosciute in tutto il mondo, il Brand ha deciso di eliminare la parola “Donuts” dal nome, optando per il solo Dunkin’.

A livello cromatico si è deciso di puntare sui colori iconici rosa e arancio introdotti nel 1973 e divenuti familiari nel corso degli anni.

 

Dielle Building: specialisti del rebranding aziendale efficace

 

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